il rilievo

LA SALA ARCHEOLOGICA 

Premessa.
 
La Sala Archeologica è il primo ambiente delle Grotte di Su Mannau. 
Essa fa parte del ramo fossile,  è lunga circa settanta metri con una larghezza media di 8-10 mt.
 
Sostanzialmente piana, essa fù, in passato, usata come luogo di culto dalle popolazioni indigene che abitavano le montagne del Fluminese.   Al suo interno vi è un vero è proprio tempio ipogeo dedicato al Culto delle Acque. Migliaia di frammenti di piccole lucerne votive hanno creato un impasto con terriccio e fango di cui è costituito il pavimento.
 
Oggi questa sala fa parte del Ramo Turistico delle Grotte di Su Mannau, si possono ammirare ancora alcune piccole lucerne e centinaia di frammenti di cui solo sporadicamente sono stati oggetto di studio.  La cavità fino agli anni ’70 era usata dai pastori della zona come caldo ricovero invernale per  gli armenti che hanno lasciato uno spesso strato di terriccio scuro misto a fango e guano di pipistrello.
 
Oggetto di continui scavi clandestini, fino al 1970 il pavimento presentava ampie buche e cumuli di terra, opera di tombaroli e curiosi che rovistarono per decenni tutta la sala.  Negli anni 60 fù meta continua di scavatori che depredarono la sala dei suoi inestimabili valori.  Ancora oggi nelle case dei fluminesi non è difficile trovare tracce di quei ritrovamenti.
 
Lo Speleo Club di Cagliari nel 1970  chiuse la parte speleologica, mentre quella archeologica rimase ancora per lungo tempo incustodita.   Solo negli anni ’80  grazie all’ opera di sensibilizzazione da parte del Gruppo Grotte Fluminese il Comune di Fluminimaggiore decise di chiudere con un cancello anche questa parte salvandola dalla forse definitiva distruzione.
 
Dagli studi effettuati da alcuni archeologi e studiosi quali Franco Pintor dello S.C.C., Prof. Alba del C.I.S.S.A. e Carmine Obino del G.G.F. viene evidenziata la funzione prettamente religiosa della sala, infatti a fronte delle migliaia di frammenti di lucerne votive, pochi sono i reperti di vasellame di grosso taglio e oggetti di altra natura.
 
Sicuramente databile il periodo Prenuragico , Nuragico, punico e Romano, mentre solo alcune asce litiche  di cui una ancora all’interno della sala forse arretrano l’uso della sala al Tardo neolitico.   La presenza d’acqua nella parte terminale suscitò sicuramente vivo interesse giacché è in questo punto che vi è la maggiore concentrazione di resti di lucerne.
 
Una buona concentrazione di frammenti anche attorno ad una colata con una grande stalagmite appena discesa la scalinata d’ingresso evidenzia forse un secondo punto di adorazione all’interno di questo ambiente.
 
Diffuse  in tutta la sala le tipiche “ barchette “ nuragiche, di forma elementare che raramente presentano il manico a muso taurino, l’impasto è spesso assai grossolano e non hanno quasi mai ornamentazione.
 
Le puniche invece spesso hanno ornamenti,  in genere a beccuccio chiuso.
 
Le romane presentano spesso più beccucci, impasto assai fine e rossastro, disegni in rilievo etc.
 
Data la vicinanza di Antas le stesse lucerne sono state ritrovate nei due siti.  La presenza dell’antica strada romana che collega i due luoghi fa supporre  l’uso contemporaneo dei due siti.
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